Proposte di Fraternità della Strada

Proposte di Fraternità della Strada

SICUREZZA STRADALE: 31 CONSIDERAZIONI E PROPOSTE DI FRATERNITA’ DELLA STRADA

Nel corso degli anni, i volontari di Fraternità della Strada hanno presentato riflessioni e proposte atte a una maggiore sicurezza stradale, di seguito elencate. Parecchie risalgono a vari anni addietro e purtroppo risultano tuttora attuali. Altre potrebbero essere superate da nuovi eventi.

Saremo lieti di ricevere e di evidenziare altre segnalazioni correlabili alla sicurezza stradale.

  1. Codice della Strada

Periodicamente viene aggiornato e non di rado vengono avanzate proposte piuttosto azzardate e dettate da chissà quali obiettivi. Queste le nostre riflessioni in proposito:

  1. Si auspica una semplificazione delle norme attuative, che talvolta mettono a dura prova Legali, Periti di Infortunistica, Assicurazioni e le stesse Forze dell’Ordine.
  2. Una maggiore ponderazione delle sanzioni e dell’eventuale sottrazione dei punti-patente, certe volte eccessive per trasgressioni lievi e altre lievi per trasgressioni pericolose.
  1. Dissuasori di velocità

Si sta assistendo a una proliferazione di dissuasori costituiti da rialzi per indurre gli utenti motorizzati a diminuire la velocità. Soprattutto nelle ore notturne e in caso di nebbia o maltempo tali rialzi, malgrado la segnaletica, non sono ben visibili e, se repentini, possono essere causa di fuoruscita di strada o di danni alle vetture. Ma, in particolare, costituiscono un grave pericolo per gli infortunati trasportati su ambulanze, per i quali un pur lieve sobbalzo può pregiudicarne l’integrità, se non la vita. Si auspica pertanto che vengano valutati dissuasori alternativi, come limiti anche drastici di velocità  o, se lo spazio lo consentisse, brevi gimkane, sempre con segnaletica ben visibile.

  1. Attraversamenti pedonali

Anche in questo caso, l’innalzamento dei passaggi ci pare poco incisiva. Nelle ore serali e notturne sarebbe più efficace l’adozione di “fari perpendicolari ai passaggi”, magari a intermittenza, per illuminare meglio i pedoni e per richiamare più efficacemente l’attenzione dei conducenti. Opinabile poi l’usanza di alcuni Comuni di colorare diversamente le strisce pedonali: il bianco e il nero rimangono i colori di maggiore impatto cromatico.

  1. Segnalazione salvagente

I salvagente posti in mezzo alla strada, alle biforcazioni e alle fermate dei mezzi pubblici, sono generalmente segnalati da un cartello verticale posto alla loro base e, in qualche caso, da colonnine più o meno luminose. Sia gli uni che le altre non sono assolutamente sufficienti allo scopo: i primi per la loro scarsa visibilità e le seconde perché, in caso di pioggia, le loro luci vengono confuse con quelle proiettate sul bagnato dai veicoli. Ne consegue che periodicamente vengano abbattute, venendo meno alla loro funzione per vari giorni, con conseguenti aumenti di impatto, con contenziosi con i Comuni e con appesantimento delle spese di sostituzione.

Il sistema più incisivo, misurato con alcune prove dai volontari di Fraternità della Strada, è quello di applicare una “luce a intermittenza” (magari funzionante a pannelli solari) a circa 80 cm. alla base dei segnali verticali. L’intermittenza attrae l’attenzione anche dei conducenti più distratti e si evidenzia dalle altre luci riflesse.

  1. Segnaletica

Vari utenti denunciano casi di limiti assurdi di velocità, di segnaletica sovrapposta e quindi poco leggibile o di indicazioni disomogenee per i Comuni da raggiungere. Si incontrano poi spesso limiti di 50/h posti ai limiti delle circoscrizioni comunali, mentre le prime case sono magari a qualche chilometro. Si auspica pertanto una maggiore ponderazione nell’applicazione della segaletica.

  1. Segnaletica dimenticata

Capita sovente di trovare cartelli stradali con limiti posti, ad esempio, per la presenza di cantieri.

Quando questi cantieri fossero fermi (di notte, nei giorni festivi) o addirittura i lavori fossero termi- nati, i limiti non avrebbero più ragione di essere e dunque o andrebbero rimossi o almeno coperti: basterebbero delle semplici plastiche. Perché non imporre questa buona abitudine ai Comuni o alle società concessionarie?

E parimenti ricordiamo anche il materiale lasciato sui marciapiedi, dopo avere effettuato dei lavori: materiale che ostacola il passaggio pedonale e che può essere (e lo è stato!) causa di infortuni.

  1. Rotonde e piazze

Molti Comuni e varie concessionarie sono ricorsi alle rotonde sia in sostituzione degli impianti  semaforici e sia per regolamentare più razionalmente il traffico. Il sistema è sostanzialmente buono ma, purtroppo, in parte dei casi il problema non è stato risolto per un mancato approfondimento dei flussi di traffico, oltre ad avere spesso dimenticato i passaggi pedonali o i cartelli indicatori per il raggiungimento dei Comuni della zona. La situazione è poi col tempo peggiorata per la cattiva  abitudine di molti conducenti di entrare nelle rotonde a velocità sostenuta, ignorando la precedenza  a chi vi circolasse. Questa forma di anarchia è in crescendo per la mancanza totale di controlli in queste intersezioni.

La questione delle rotonde richiama anche la situazione delle piazze nei centri urbani: in molte,  entrandovi, occorre dare la precedenza a chi viene da destra e in altre a chi fosse già dentro. Questa disparità di comportamento genera spesso malintesi, tensione tra gli utenti e sinistri.

  1. Semafori

Segnaliamo quattro tipi di inconvenienti negli attuali sistemi di semaforizzazione:

a – I semafori con la sola luce gialla lampeggiante nelle ore notturne. Alcuni esperti difendono questa soluzione affermando che con tale sistema si inducono gli utenti a una maggiore prudenza. Altri sostengono che questa sia una soluzione valida in talune intersezioni, ma non in tutte. Vista la numerosità degli incidenti che avvengono con i semafori lampeggianti e soprattutto le frequenti gravi conseguenze, riteniamo che occorra un’analisi ben più approfondita di questo sistema, con una regolamentazione dei principi che dovrebbero essere alla base di una scelta tra semafori a tre luci e semafori lampeggianti.

Da ricordare in questo contesto anche la discutibilità delle freccine al posto dell’intera luce verde, freccine che, a causa dello sporco accumulato o delle condizioni ambientali, non sempre sono ben visibili e possono preludere a incidenti.

b – I “tempi” di semaforizzazione sono in vari casi inadeguati ai flussi di traffico e sono causa di  inutili code e di conseguente inquinamento aggiuntivo. Anche in questo caso occorrerebbe invitare i Comuni a controlli più frequenti e a interventi correttivi.

c – Da incentivare, inoltre, nei passaggi regolati da semafori, l’uso di segnalazioni acustiche per gli ipovedenti o i non vedenti e interventi tempestivi nel caso di funzionamento difettoso.

d – Laddove fosse possibile poi, sarebbe opportuno sincronizzare i semafori, in modo da consentire un flusso più regolare del traffico e, di conseguenza, minori consumi di carburante e minori emissioni nocive.

Vari utenti auspicherebbero inoltre semafori che, come nella vicina Svizzera, presegnalano con la luce gialla lampeggiante sia la prossimità del rosso che quella della luce verde.

  1. Guard-rail

I tradizionali guard-rail in metallo hanno mostrato nel tempo non solo i loro limiti, ma anche la loro pericolosità, soprattutto per i motociclisti. Per questi ultimi non occorrerebbe sostituire le attuali strutture metalliche, ma semplicemente integrarle, aggiungendo cioè una fascia che giunga a 4-5 cm. dal suolo e che copra anche i paletti di sostegno, come si sta attualmente sperimentando (2018).

  1. Precanalizzazione

In varie intersezioni semaforizzate sono previste corsie riservate alle svolte a destra o a sinistra, per le quali scatta un verde con freccia. Succede spesso che tali corsie siano segnalate solo nei pochi  metri finali con la segnaletica orizzontale e che, perciò, molti conducenti vi si incolonnino dentro pur dovendo poi andare diritti, con conseguenti svolte improvvise e pericoli di collisione con i veicoli sulle altre corsie. Occorrerebbe imporre ai Comuni un segnale di canalizzazione almeno un centinaio di metri prima degli incroci. E magari qualche controllo per quei conducenti (e sono molti) che invece, pur dovendo andare diritti, sfruttano furbescamente queste corsie per superare la colonna di auto che li precede.

  1. Strumenti elettronici

Telecamere per il controllo dei passaggi col rosso e autovelox devono per legge essere segnalati preventivamente e addirittura il loro posizionamento viene pubblicato su siti internet e riviste. Sono inoltre in vendita apparecchi in grado di avvertire i conducenti della presenza di tali strumenti, vani- ficandone la funzione.

Taluni sostengono che, consci dell’esistenza di un controllo, i conducenti rallentano e dunque si  verifica una situazione di prevenzione. Sapendo che subito dopo si riprendono velocità elevate, noi (e siamo utenti!) pare questa una normativa piuttosto discutibile, che vanifica lo scopo preventivo su largo raggio e che inoltre alimenta il senso di furberia tanto caro ai nostri connazionali. Ben più efficace sarebbe la sensazione di poter essere pizzicati in ogni frangente.

Altrettanto discutibile e da affrontare tempestivamente l’usanza, da parte di vari Comuni, di posizionare gli autovelox in punti in cui superare di 5-10 km/h i limiti previsti non comporta alcun pericolo o con il recondito fine di rimpinguare le casse comunali.

  1. Strutture e manto stradale

Da qualche tempo a questa parte la conformazione e la condizione delle strade vengono sempre più indicate all’origine di certi incidenti e in qualche Comune se ne è dovuta interessare la giurisdizione penale, con la denuncia di connivenze tra funzionari e appaltatori.

Per quanto riguarda la conformazione delle strade, si sta assistendo fortunatamente a un maggiore monitoraggio dei cosiddetti “punti neri” e, di conseguenza, a un auspicabile intervento correttivo  atto a eliminare le eventuali concause degli incidenti.

Resta tuttavia la crescente convinzione della necessità di maggiori controlli: non solo amministrativi sugli appalti, ma anche operativi sull’adeguatezza dei materiali impiegati e sulla tempestività delle riparazioni: il risaputo fenomeno delle buche ne è l’esempio più eclatante.

  1. Neve e ghiaccio

Mentre su tutti i tipi di strade fuori dai centri abitati il problema, in caso di neve, si limita a un inter vento programmato e tempestivo dei mezzi spazzaneve e spargisale, nelle città perdura l’abitudine di provvedere alla pulizia delle strade in funzione della circolazione veicolare: la neve viene così  accumulata a ridosso dei marciapiedi e delle fermate dei mezzi pubblici, con conseguenti gravi disagi per i pedoni. Un’altra inveterata abitudine, da parte degli operatori ecologici, dei negozianti e dei portinai, è quella di spingere giù dai marciapiedi cumuli di neve che, impedendo il deflusso dell’acqua verso i tombini, finiscono con il creare vaste pozzanghere e strati di ghiaccio alquanto pericolosi per l’incolumità delle persone.

Auspicabile dunque un richiamo ai Comuni, affinché rivedano i sistemi di pulizia in caso di nevicate.

  1. Lavaggio notturno delle strade

In parecchie città vige l’abitudine di imporre settimanalmente il divieto di parcheggio nelle notti in cui si provvede al lavaggio delle strade: ciò comporta, per gli automobilisti interessati, perdite di tempo, spreco di carburante e inquinamento ulteriore per lo spostamento dei veicoli, che si finisce con l’accatastare sui marciapiedi e in altri luoghi pubblici, con ulteriori disagi per i residenti e soprattutto per i pedoni. ./.

Un’indagine internazionale effettuata qualche anno fa da Fraternità della Strada mise in luce come, in parecchie grandi città estere, si provvedesse senza il bisogno di spostare i veicoli.

 In qualche Comune italiano sono stati finalmente adottati tali sistemi alternativi e non c’è che da augurarsi che vengano estesi.

  1. Ticket d’ingresso nelle città

Per contrastare l’afflusso di veicoli, in varie città è stato adottato un ticket, sia pure con un’accorta intitolazione (ticket – road-pricing, ecopass, pollution e congestion charge, Aree C,  ecc.) e ispirandosi ad alcune città estere con tutt’altra mappa e situazione del trasporto pubblico.

Anche se ci si è assuefatti si tratta, secondo noi, di una soluzione piuttosto discutibile, perché viene prospettata a valle (cioè nelle sole città), mentre occorrerebbe operare a monte (intero hinterland) per indurre gli automobilisti a lasciare i propri veicoli e a servirsi dei mezzi pubblici. 

Per comprendere meglio questo problema, fin dal 2001 la nostra associazione promosse una serie di colloqui con i pendolari, appurando che avrebbero optato per il trasporto pubblico a condizione:

a) di trovare più ampi parcheggi presso le stazioni ferroviarie e di autobus dei propri Comuni;

b) di potersi servire di treni e bus puntuali, capienti e in buone condizioni;

c) di poter usufruire di tariffe cumulative e agevolate (parking-treno-mezzi pubblici della città di destinazione). Giudicata assurda, tra l’altro, la differenza del costo di abbonamento ai mezzi pubblici cittadini tra i residenti e i non residenti che vanno in città per lavoro e non certo per diletto: se si vuole incentivare l’uso del mezzo pubblico la strada più ovvia è quella della convenienza.

  1. Piste ciclabili e ciclisti

E’ evidente che un maggiore uso delle biciclette potrebbe portare un sostanzioso contributo in termi ni di circolazione e di inquinamento, ma occorre riconoscere obbiettivamente che in un paese “antico” e arroccato come l’Italia è abbastanza difficile trovare spazi adeguati per le piste ciclabili, poco frequentate soprattutto per le frequenti interruzioni.

Una peraltro consistente fetta della popolazione mostra di prediligere questo mezzo ecologico e  fisioterapeutico ma, sia dovendo fare i conti con il traffico motorizzato che per l’ancestrale pigrizia e scaltrezza dell’italico popolo, stanno pericolosamente estendendosi pericolose trasgressioni, come quella di procedere sui marciapiedi, di andare contromano, di mantenersi al centro della carreggiata o di stare sulla sinistra delle vie a una corsia. A questo si aggiunga uno scarso senso di prevenzione: sono rari infatti i ciclisti che indossano casco protettivo o capi di abbigliamento chiari o fluorescenti (mentre è stato imposto agli automobilisti l’uso del giubbetto rifrangente per eventuali soste notturne fuori dal veicolo) e molti quelli privi di adeguata illuminazione del veicolo. A questa situazione di mode crescenti non è ancora seguita alcuna iniziativa.

  1. Cellulari e navigatori

La digitazione di sms e l’abuso delle telefonate coi cellulari, mentre si guida, è stato giustamente  affrontato con la restrizione ai vivavoce, anche se molti conducenti continuano purtroppo a servirsi dei cellulari mobili.

Occorrerebbe forse qualche campagna educativa, che ricordasse periodicamente all’utenza il pericolo scientificamente dimostrato della distrazione che si viene a creare comunque con un colloquio telefonico, specialmente se impegnativo ed emotivo, anche coi vivavoce. 

Un altro strumento  che può indurre a un’altrettanto pericolosa distrazione, è il navigatore satellitare, posizionato bellamente sui cruscotti. Sarebbe consigliabile una consultazione “visiva” da fermo, mentre ci si potrebbe in effetti accontentare delle indicazioni verbali degli speaker.

  1. Gonne per autocarri

In caso di pioggia, il sorpasso degli autocarri diventa piuttosto avventuroso per l’effetto della  nebulizzazione dell’acqua causato dalle loro larghe ruote. Un sistema per evitare questo pericoloso effetto potrebbe essere quello di coprire le ruote con delle “gonne laterali”, che giungano quasi a terra. Il costo di tali gonne potrebbe essere coperto dalla possibilità di inserirvi delle pubblicità, con esenzione della relativa imposta per via della loro funzione preventiva.

  1. Paraurti

E’ piuttosto paradossale che le case automobilistiche, nella loro gamma produttiva, sfornino modelli (soprattutto SUV) con paraurti ad altezze diverse, vanificando così la loro funzione di ammortizzatori degli effetti nelle collisioni.

  1. Bimbi in auto

Il Ministero delle Infrastrutture ha dimostrato una certa sensibilità su questo fronte, diffondendo qualche anno fa un apprezzato opuscolo di Fraternità della Strada nelle scuole materne dei capoluoghi di provincia. L’auspicata ulteriore estensione è stata poi sospesa per le note vicissitudini econo miche, ma è noto come le leggi della comunicazione imporrebbero la ripetizione periodica delle campagne, soprattutto se di carattere educativo e sociale, come è noto che le spese di riparazione sono sempre maggiori di quelle per la prevenzione.

  1. Bimbi in moto

Grazie anche all’azione di Fraternità della Strada, unitamente a poche altre associazioni, la normativa  per il trasporto dei bimbi in moto è stata aggiornata, sia pure limitandosi sostanzialmente a esigere che i bimbi non siano di impedimento nella guida e che raggiungano con i piedi le pedivelle.

Permane soprattutto il pericolo che ai bimbi sfugga la presa del conducente durante manovre brusche e sobbalzi, oppure che si addormentino nei viaggi medio-lunghi, se non ancorati con appositi seggiolini.

Auspicabili inoltre azioni educative e controlli più incisivi nelle regioni in cui è più inveterata l’abitudine  di taluni genitori irresponsabili di trasportare uno e più figli, oltre magari alla consorte, senza casco e abbarbicati in qualche modo.

22. Pubblicità pericolose

Oltre ai cartelli pubblicitari, giustamente circoscritti per la loro pericolosità in quanto distraenti (in particolare con figure provocanti), sarebbe opportuno qualche intervento restrittivo sui servizi giornalistici e le stesse pubblicità che enfatizzano la velocità e l’aggressività o quelle che mostrano veicoli che sguazzano lungo le battigie, che attraversano torrenti o sentieri di montagna e anche fotografie e servizi che mostrano impennate e acrobazie in moto o in bicicletta e che possono indurre a facili e pericolose emulazioni.

23. Medicinali

Sappiamo che le Case farmaceutiche, in base alla normativa vigente, segnalano sui foglietti delle istruzioni dei vari medicinali la loro eventuale controindicazione con la guida o i loro effetti sulla sonnolenza.

Rimane tuttavia il fatto che tali controindicazioni vengono spesso sottovalutate dai fruitori e che non sempre medici e farmacisti le sottolineano. Sarebbe secondo noi opportuno prevedere col tempo una più marcata segnalazione sulle confezioni di tale evidente pericolo.

24. “Bollino” per patentati

Ispirandosi al famoso bollino blu di revisione e allarmata da dati di fatto, Fraternità della Strada ha lanciato recentemente una proposta un po’ provocatoria, ma piuttosto realistica: non essendo infatti poche le persone che, una volta acquisita la patente, per una ragione o per l’altra non guidano veicoli, sarebbe opportuno che, magari in occasione del rinnovo della patente, si procedesse a un pur breve controllo delle loro effettive capacità di guida e, in caso di carenze, alla frequentazione di corsi di aggiornamento.

25. Copertura assicurativa

E’ recentemente circolata una stima alquanto allarmante, secondo la quale in Italia circolerebbero circa 3 milioni di vetture senza copertura assicurativa. Ciò potrebbe spiegare, almeno in parte, il fenomeno legato ai cosiddetti “pirati della strada”, senza contare la scarsa controllabilità degli stranieri circolanti sul nostro territorio.

Un sistema per ovviare a questo grosso inconveniente, oltre a quello di istituire un “controllo incrociato” della copertura assicurativa con il PRA, come avviene ad esempio per il pagamento del bollo di circolazione o di proprietà, è stato introdotto nel 2018 con apparecchi dotati sensori in grado di constatare la copertura assicurativa attraverso il controllo della targa. Si sa che per effettuare tali controlli occorrono apparecchiature costose e costo dei personale, ma basterebbe che le società assicuratrici dirottassero un solo euro per assicurato per coprire tali costi. 

26. Sistema assicurativo

E’ oltremodo chiaro e preoccupante come le Compagnie Assicuratrici, al di là dell’esosità dei premi, abbiano e stiano adottando una serie di misure tutte a proprio sfacciato vantaggio, a partire dal fatidico bonus-malus (che di fatto ha estinto, ad esempio, la corretta abitudine di lasciare un biglietto per la rifusione di danni causati con manovre errate) fino allo sconto per veicolo non circolante “a partire da un minimo di tre mesi”, mentre per periodi inferiori (anche se pienamente certificati) non c’è alcun riconoscimento, con un indubbio vantaggio per le Compagnie. Come  giustamente si persegue chi tenta raggiri ai danni delle Assicurazioni, occorrerebbe parimenti regolamentare l’entità dei premi e tutte le imposizioni arbitrarie delle Compagnie.

27. Patenti

Certamente c’è stata un’importante evoluzione in materia di patenti ma, a nostro parere, la preparazione teorica attuale dovrebbe essere arricchita da elementi pratici, quali ad esempio la sostituzione di un pneumatico, di un fusibile o come comportarsi sul luogo di un incidente o in presenza di feriti. Resta poi una certa perplessità sulla possibilità di anticipare il foglio rosa, con la prospettiva che a fianco dei giovani allievi ci sia un adulto possessore di patente da almeno dieci anni: naturalmente una buona percentuale di genitori o famigliari sarà costituita da guidatori competenti ma, stando a quanto si vede in giro, ci pare una misura un po’ azzardata, senza contare, com’è risultato da un sondaggio svolto da Fraternità della Strada, che buona parte dei giovani, consapevoli della scarsa probabilità di essere pizzicati, coglierebbero ogni occasione per guidare anche da soli.

28. Conversione delle patenti

Auspicabile anche una maggiore regolamentazione della conversione delle patenti, per la sempre più numerosa presenza nel nostro paese di conducenti stranieri, le cui patenti sono convertite non in funzione della conoscenza delle nostre normative, ma per convenzioni burocratiche con i loro Stati di origine. Opportuna, parallelamente, la misura introdotta nel 2019 per cui le vetture con targa estera non possono circolare in Italia oltre i sei mesi.

29. Sinistrosità tra i giovani

La mancanza di una sufficiente esperienza, la naturale esuberanza e presunzione e il semplice fatto di costituire numericamente il cosiddetto “popolo della notte” (quando avvengono gli incidenti più disastrosi) fanno sì che un grande numero di vittime da incidente sia costituito dai giovani.

Se questi fattori naturali vengono alimentati dalla somministrazione di alcolici e da sostanze psicotrope e da quelle forme di sovreccitazione, usuali nelle discoteche o nei rave party, costituite da impulsi sonori tribali e da impulsi di luce che finiscono con incidere negativamente sul sistema neurologico, se ne trae un quadro che spiega le conseguenze che tutti conosciamo.

Il proibizionismo, l’imposizione di orari più consoni, le generiche raccomandazioni o gli appelli alla prudenza, si sono rivelate inefficaci.

Certamente più funzionali sono risultati i controlli sul campo, mentre per sovvertire quella che è una mentalità dilagante sarebbe necessario intraprendere un’azione comunicativa che tocchi i giovani su ciò che sta a loro più a cuore. Fraternità della Strada ha elaborato, sotto questo profilo, un progetto che necessita però della problematica attenzione degli organi competenti..

30. Sistema sanzionatorio

Pienamente d’accordo che occorra perseguire e sanzionare i trasgressori. Pensiamo tuttavia che si debbano rianalizzare le sanzioni in funzione della pericolosità delle trasgressioni. In più considerando anche le esigenze dei lavoratori, spesso convocati a sproposito fuori sede o penalizzati da sanzioni maggiorate oltre qualsiasi quota di usura nel caso di ritardi, talvolta a loro non imputabili.

31. Educazione Stradale

Per quanto fondamentale e potenzialmente obbligatoria, questa materia non è ancora decollata nelle scuole, vuoi per il sottile ostracismo del corpo insegnanti (che si spalleggiano la competenza, salvo qualche raro volonteroso) che per il campanilismo con cui Assessorati od organi di Polizia Locale organizzano iniziative in tale senso. Si aggiungano poi società commerciali ed editori, per una chia- ra forma di ritorno d’immagine e si comprenderà l’attuale dispersione e inefficacia.

Sarebbe interessante che qualche istituzione super partes valuti obbiettivamente i Corsi più indicati, soprattutto dal punto di vista pedagogico e dell’effettiva incisività, senza guardare in faccia a nessuno, né facendosi suggestionare da nomi altisonanti per perseguire il vero e importante scopo dell’educazione, compresa quella civica, la cui carenza è sempre più avvertita dalla nostra società.

Fraternità della Strada mette a disposizione le proprie esperienze, svolte felicemente in passato con la Regione Lombardia.

FRATERNITA’ DELLA STRADAè un’associazione indipendente e senza fini di lucro istituita nel 1965 da Mondo X.

Vi aderiscono quanti accolgono l’invito di applicare sulle strade e in prima persona quel rispetto, quella tolleranza e quella educazione che normalmente ci si attende (invano!) “dagli altri”. La necessaria continuità di questo gratificante impegno viene assicurata pubblicamente con l’esposizione del simbolo associativo.

Oltre all’impegno dei propri associati, che di fatto costituiscono la forma più concreta di prevenzione degli incidenti e la premessa per una più civile e confortante convivenza, Fraternità della Strada promuove particolari Corsi di Educazione Stradale e di Primo Soccorso, studi e iniziative per il miglioramento degli utenti, della circolazione e della sicurezza stradale.

Fraternità della Strada – P.zza S.Angelo, 2 – 20121 Milano – Tel/Fax 02.6366 (risponde Telefono Amico) –

Sito: www.fraternitadellastrada.org – E-mail: info@fraternitadellastrada.org